Si può far crescere cannabis medica a casa in Italia?

Si può far crescere cannabis medica a casa in Italia?

Si può far crescere cannabis medica a casa se si vive in Italia?

La legge 79 ha identificato la cannabis come una delle droghe meno pericolose

Iniziamo parlando di quello che dice la legge, ovvero quello che è ancora utilizzato come quadro di riferimento per la prevenzione, la proibizione e la punizione delle attività legate alla droga. Secondo questa legge, l’uso di cannabis non è illegale, ma il possesso lo è.

La legge 79 ha identificato la cannabis come una delle droghe meno pericolose. Il possesso di cannabis può comportare la sospensione della patente di guida o la perdita della stessa per uno o tre mesi.

La legge è stata ulteriormente modificata due anni fa, permettendo e regolamentando la produzione di canapa. Ciò ha portato a quella che alcuni chiamano la “cannabis mania” italiana, con molti rivenditori che vendono “cannabis light” nei loro negozi.

Mentre questa può essere acquistata liberamente, la legge non ne permette il consumo in nessuna forma. Invece, viene venduta come “articolo da collezione” e può essere usata solo per “scopi tecnici”. Ma se invece vogliamo farla crescere in casa?

Si può far crescere cannabis medica a casa se si vive in Italia?

La coltivazione della canapa è legale in Italia dal 2016. Ciò si è dimostrato di grande utilità per alcune imprese italiane, che hanno iniziato a produrre prodotti a base di canapa, come la pasta di canapa e i materiali da costruzione.

La canapa è anche coltivata legalmente dall’esercito italiano – l’unica organizzazione attualmente autorizzata a coltivare cannabis a scopo medicinale. Attualmente, stanno lottando per tenere il passo con la domanda.

Sempre nel 2016, il parlamento italiano ha discusso la possibilità di legalizzare la coltivazione di un massimo di cinque piante per uso personale. Il suggerimento ha incontrato una forte opposizione, in particolare da parte dei legislatori cattolici e dei partiti politici di estrema destra.

Per questo, al momento, non è possibile coltivare cannabis in casa, seppur a scopo medico. Diamo uno sguardo a qualche curiosità sopra quelle che sono le preferenze in ambito di semi dei coltivatori Italiani, nonostante, la coltivazione domestica, non sia ancora riconosciuta come legale.

Amnesia Haze, una delle varietà di semi più amate

Il popolo Italiano ha una vasta esperienza nella scelta dei semi per le coltivazioni, nonostante la pratica non sia ancora legale. Questo è dovuto alla cultura del popolo Italiano su questo particolare prodotto, il quale ha portato, molte persone, ad appassionarsene

Questa passione, ha portato gli Italiani ad identificare la Amnesia Haze come una delle varietà di semi più amate e desiderate. Questa pianta è un potente ibrido di sapore e fragranza, rendendola, prima di tutto, una vera e propria esperienza per coloro che ne fanno uso. L’unico punto a sfavore di questo prodotto è il lungo periodo di fioritura che richiede.

Cambieranno le cose in Italia?

L’Italia si è sempre dimostrata molto restia nell’aprirsi alla cannabis, sia in ambito di consumazione che di coltivazione. Questo è dettato dalla presenza del vaticano e dai partiti che seguono il filo democristiano, spesso contro questo tipo di aperture per via del loro pensiero più tradizionalista e conservatore. Vedremo nei prossimi mesi se ci saranno nuovi sviluppi, ma, visto per visto, probabilmente ci vorrà tempo prima che le cose cambino sul serio.

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Una canna fa bene al nonno: lo dice la scienza

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Lo studio scientifico

In un articolo di Johnny Green pubblicato il 4 settembre su Cannabis&Tech Today emerge una ricerca team di ricercatori che ha intervistato degli anziani (oltre i 60 anni) sulla loro qualità della vita. Alcuni che hanno partecipato allo studio hanno riferito di usare la Cannabis per scopi medici mentre altri no.

I ricercatori hanno trovato una associazione positiva tra una maggiore frequenza di consumo di Cannabis e il miglioramento dei punteggi HRQL e HCU [utilizzo dell’assistenza sanitaria].

Inoltre hanno anche identificato una forte relazione positiva tra una maggiore frequenza di consumo  e miglioramenti auto-riportati dei sintomi del dolore.

Una canna fa bene al nonno: lo dice la scienza

La relazione positiva tra l’uso quasi quotidiano e il miglioramento dei rapporti offre un’ulteriore prova del valore percepito della Cannabis medica come approccio terapeutico per la gestione del dolore

I risultati della ricerca sono in linea con studi precedenti, come sottolineato da uno dei principali gruppi pro-cannabis, NORML.

Uso di cannabis e depressione: una «relazione pericolosa»

Uso di cannabis e depressione: una «relazione pericolosa»

L’’utilizzo assiduo di cannabis continua ad aumentare fra chi ha disturbi dell’umore

Tanti credono che la cannabis faccia bene all’umore, favorisca il relax, sia utile in generale per il benessere mentale. È falso e per esempio può peggiorare i sintomi della depressione, che invece è una fra le condizioni più spesso associate alla scelta di consumarla. Al punto che oggi c’è una gran quantità di depressi che non disdegnano uno spinello, almeno negli Stati Uniti: lo segnala una ricerca pubblicata su JAMA Network Open secondo cui fra i pazienti con depressione il tasso di utilizzo di prodotti derivati dalla cannabis negli ultimi anni si è letteralmente impennato.

Effetti collaterali

Stando agli autori, la prevalenza dell’utilizzo della cannabis è costantemente aumentata negli ultimi due decenni, del 98 per cento nel caso dell’uso sporadico almeno una volta al mese e del 40 per cento quello quotidiano: un dato che preoccupa perché questa sostanza può avere effetti collaterali consistenti e, per esempio, peggiorare i sintomi della depressione. Proprio questi pazienti però sono i più attratti dal consumo: «Il 50 per cento pensa che sia utile contro i disturbi dell’umore e l’ansia, appena il 15 per cento ha idea dei possibili rischi», dice Deborah Hasin, la psichiatra della Columbia University di New York che ha coordinato l’indagine. «Così, circa un paziente su quattro riferisce di averla provata come auto-medicazione».

Errore di valutazione

La Hasin ha cercato di capire se la «moda» dell’uso da parte dei pazienti con depressione stia crescendo e per farlo ha valutato oltre 16mila persone, con e senza disturbo dell’umore, nei dieci anni dal 2005 al 2016. Uso molto aumentato I dati raccolti mostrano che siamo di fronte a una sorta di boom: la probabilità che una persona con depressione abbia consumato cannabis nel corso dell’ultimo mese è raddoppiata dal 2005, quella di un utilizzo giornaliero è addirittura triplicata. «Una tendenza che medici e psichiatri devono conoscere, visti i possibili rischi: servirebbero per esempio campagne informative per spiegare come e quanto la cannabis possa peggiorare il benessere mentale», sottolinea Hasin.

Errori di valutazione

Una necessità condivisa da Patrizia Hrelia, già presidente della Società Italiana di Tossicologia e membro del direttivo della Società Italiana di Farmacologia: «La cannabis è percepita come una fra le droghe meno pericolose, ma non è affatto così. Conosciamo meglio gli effetti collaterali dell’abuso, ma pian piano si stanno accumulando anche dati sull’uso terapeutico e della cannabis light e, anche in questi casi i dosaggi possono diventare eccessivi: se una persona fuma dieci volte al giorno, si può arrivare a dosi consistenti anche con un prodotto a bassa concentrazione di tetraidrocannabinolo (il composto con effetti psicotropi che nella cannabis light deve essere inferiore allo 0,2 per cento, con una tolleranza che arriva al massimo allo 0,5, ndr)».

Rischi maggiori sotto i vent’anni

La cannabis come rilassante insomma non è una buona idea, soprattutto nei giovani come puntualizza Hrelia: «Al di sotto dei vent’anni si è in una fascia di vulnerabilità estrema ai danni cerebrali da cannabis: è stato dimostrato che l’impiego assiduo porta a un deterioramento della sostanza bianca in regioni che sono sede del ragionamento e delle capacità decisionali, arrivando fino a una riduzione sensibile del quoziente d’intelligenza. L’uso frequente della cannabis lascia per così dire una sorta di impronta’ sul cervello dei giovani», conclude l’esperta.

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Come si può utilizzare la cannabis legale?

Come si può utilizzare la cannabis legale?

Fino al 2016, la cannabis non terapeutica era appannaggio praticamente solo dei mercati illegali

 

Parlare di cannabis legale significa chiamare in causa una pianta che, negli ultimi anni, ha cambiato radicalmente il mercato italiano e in generale la cultura. Per rendersene conto, basta pensare che, fino al 2016, la cannabis non terapeutica era appannaggio praticamente solo dei mercati illegali.

Con la Legge 242/2016 entrata in vigore nel gennaio dell’anno successivo, sono stati consentiti il suo consumo e la sua commercializzazione (a patto di parlare di cannabis caratterizzata da una percentuale di THC compresa tra lo 0,2 e lo 0,6%).

In pochi anni, è nato un giro d’affari fiorente e hanno preso piede sia tantissime attività fisiche – growshop – ma anche business online. E-commerce come Cbdmania.it hanno, in pochi anni, visto il loro fatturato crescere esponenzialmente.

Detto questo, è interessante scoprire in che modo tutto questo impatta la quotidianità delle persone. In poche parole, cerchiamo di capire assieme in che modo si può utilizzare la cannabis light.

Ricerca di relax

Quando si parla di cannabis light legale, si inquadra un’ottima alternativa per rilassarsi senza effetti collaterali. Questo effetto si deve in particolare al CBD o cannabidiolo. Principio attivo più famoso dopo il THC e privo di effetti psicoattivi, è considerato un eccellente elisir anti stress. Uno dei modi per assumerlo è l’olio, facile da gestire e adatto anche a chi è alle prime armi con l’utilizzo della cannabis light. Per assumere il CBD si può ricorrere anche ai cristalli, che possono essere sia sciolti sulla lingua, sia vaporizzati. Da non dimenticare è poi la possibilità di scaldarli, facendo però attenzione a non esagerare con la temperatura (il rischio è quello di intaccare le proprietà del CBD).

Alimentazione

In questo caso, bisogna aprire una parentesi a dir poco ampia. Parlare dell’utilizzo alimentare di tutto quello che riguarda il mondo della canapa significa, infatti, chiamare in causa il profilo nutrizionale straordinario dei semi. Quando li si nomina, è importante citare la loro ricchezza in vitamine del gruppo B, ma anche la presenza di un antiossidante portentoso come la vitamina E. Degna di nota è anche la ricchezza in acidi grassi essenziali, contraddistinti da un forte potere antiossidante.

Proseguendo con le cose da sapere per forza quando si discute dell’utilizzo alimentare della cannabis light troviamo l’importanza della farina di canapa che, essendo senza glutine, può essere impiegata tranquillamente per l’alimentazione dei celiaci e degli intolleranti al glutine (attenzione: si tratta di condizioni diverse ma che richiedono entrambe l’eliminazione dalla dieta del sopra citato complesso proteico).

Uso tessile

Negli ultimissimi tempi, ha preso sempre più piede l’utilizzo delle fibre tessili di canapa. A contribuire al loro successo ci ha pensato senza dubbio la necessità di indossare le mascherine e la comodità di averle a disposizione lavabili. Non dimentichiamo poi che, quando si parla della canapa, si inquadra una pianta estremamente sostenibile, che lascia nutrito il suolo in cui viene coltivata senza assorbire metalli pesanti.

Ambito veterinario

Anche se non è il primo pensiero che viene in mente quando ci si chiede “Come viene utilizzata la cannabis light?”, anche l’ambito veterinario ha tratto grande giovamento dal cambiamento radicale arrivato con la Legge 242/2016 (stiamo parlando sempre di contesto italiano).

Tra gli impieghi del CBD in veterinaria, è possibile citare le situazioni in cui si ha la necessità di attenuare gli stati d’ansia dell’animale. Uno di questi casi è legato alle circostanze in cui il proprio amico a 4 zampe, per esempio il cane, ha paura di rimanere da solo in casa. Anche se il CBD non ha effetti collaterali, prima di somministrarlo al proprio animale domestico è opportuno chiedere consiglio al veterinario.

Redazione Nove da Firenze

USA – Cannabis legale. Le ultime norme approvate dalla California

USA – Cannabis legale. Le ultime norme approvate dalla California

L’ultimo giorno possibile per la legislatura in corso, i legislatori della California hanno dato il via libera a un paio di misure sulla marijuana, ma hanno accantonato una parte potenzialmente importante della legislazione sulla canapa.
Le due misure sulla marijuana che hanno ottenuto l’approvazione sono state:
• Senate Bill 827, che congela la capacità dello Stato di aumentare le aliquote fiscali fino a luglio 2021.
• Assembly Bill 1525, che garantisce che le istituzioni finanziarie non dovranno affrontare ripercussioni da parte dello Stato per la concessione di servizi alle compagnie di cannabis.
Un disegno di legge che avrebbe stabilito una serie di nuove regole per l’industria della canapa era stato presentato dopo una protesta sia dei coltivatori di canapa che degli addetti ai lavori dell’industria della marijuana, ma non è stato considerato.
Il disegno di legge dell’Assemblea 2028, che era in attesa di un importante emendamento da quando le modifiche sono state fatte per la prima volta il 24 agosto, non è stato né modificato né approvato prima della scadenza legislativa.