Maradona è morto: arresto cardiaco

Maradona è morto: arresto cardiaco

L’ex Pibe de Oro aveva 60 anni, era nella sua casa di Tigre. Dieci giorni fa aveva lasciato l’ospedale dopo un intervento al cervello. I quotidiani argentini hanno diffuso la notizia.

Diego Armando Maradona è morto. Scioccante la notizia che arriva adesso, in questo 2020 che ormai possiam definire maledetto, dall’Argentina, riportata per prima dal quotidiano Clarin. Uno schiaffo improvviso per il mondo dello sport e per un paese intero, che grazie all’ex Pibe de Oro si è sentito grande. Come lo è per il calcio mondiale, compreso (e non può essere diversamente) per quello italiano, avendo giocato e vinto nel Napoli dal 1984 al 1991.

Si può far crescere cannabis medica a casa in Italia?

Si può far crescere cannabis medica a casa in Italia?

Si può far crescere cannabis medica a casa se si vive in Italia?

La legge 79 ha identificato la cannabis come una delle droghe meno pericolose

Iniziamo parlando di quello che dice la legge, ovvero quello che è ancora utilizzato come quadro di riferimento per la prevenzione, la proibizione e la punizione delle attività legate alla droga. Secondo questa legge, l’uso di cannabis non è illegale, ma il possesso lo è.

La legge 79 ha identificato la cannabis come una delle droghe meno pericolose. Il possesso di cannabis può comportare la sospensione della patente di guida o la perdita della stessa per uno o tre mesi.

La legge è stata ulteriormente modificata due anni fa, permettendo e regolamentando la produzione di canapa. Ciò ha portato a quella che alcuni chiamano la “cannabis mania” italiana, con molti rivenditori che vendono “cannabis light” nei loro negozi.

Mentre questa può essere acquistata liberamente, la legge non ne permette il consumo in nessuna forma. Invece, viene venduta come “articolo da collezione” e può essere usata solo per “scopi tecnici”. Ma se invece vogliamo farla crescere in casa?

Si può far crescere cannabis medica a casa se si vive in Italia?

La coltivazione della canapa è legale in Italia dal 2016. Ciò si è dimostrato di grande utilità per alcune imprese italiane, che hanno iniziato a produrre prodotti a base di canapa, come la pasta di canapa e i materiali da costruzione.

La canapa è anche coltivata legalmente dall’esercito italiano – l’unica organizzazione attualmente autorizzata a coltivare cannabis a scopo medicinale. Attualmente, stanno lottando per tenere il passo con la domanda.

Sempre nel 2016, il parlamento italiano ha discusso la possibilità di legalizzare la coltivazione di un massimo di cinque piante per uso personale. Il suggerimento ha incontrato una forte opposizione, in particolare da parte dei legislatori cattolici e dei partiti politici di estrema destra.

Per questo, al momento, non è possibile coltivare cannabis in casa, seppur a scopo medico. Diamo uno sguardo a qualche curiosità sopra quelle che sono le preferenze in ambito di semi dei coltivatori Italiani, nonostante, la coltivazione domestica, non sia ancora riconosciuta come legale.

Amnesia Haze, una delle varietà di semi più amate

Il popolo Italiano ha una vasta esperienza nella scelta dei semi per le coltivazioni, nonostante la pratica non sia ancora legale. Questo è dovuto alla cultura del popolo Italiano su questo particolare prodotto, il quale ha portato, molte persone, ad appassionarsene

Questa passione, ha portato gli Italiani ad identificare la Amnesia Haze come una delle varietà di semi più amate e desiderate. Questa pianta è un potente ibrido di sapore e fragranza, rendendola, prima di tutto, una vera e propria esperienza per coloro che ne fanno uso. L’unico punto a sfavore di questo prodotto è il lungo periodo di fioritura che richiede.

Cambieranno le cose in Italia?

L’Italia si è sempre dimostrata molto restia nell’aprirsi alla cannabis, sia in ambito di consumazione che di coltivazione. Questo è dettato dalla presenza del vaticano e dai partiti che seguono il filo democristiano, spesso contro questo tipo di aperture per via del loro pensiero più tradizionalista e conservatore. Vedremo nei prossimi mesi se ci saranno nuovi sviluppi, ma, visto per visto, probabilmente ci vorrà tempo prima che le cose cambino sul serio.

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USA – Legalizzazione cannabis medica. Corte Suprema Nebraska nega il voto a novembre

USA – Legalizzazione cannabis medica. Corte Suprema Nebraska nega il voto a novembre

La Corte Suprema del Nebraska ha stabilito che la norma approvata per legalizzare la marijuana medica nello stato è “incostituzionale”, nonostante il 77% dei residenti sia favorevole all’iniziativae e quindi non può essere sottoposta al voto referendario a novembre.
Il governatore del Nebraska Pete Ricketts la scorsa settimana ha dichiarato: “Non esiste la marijuana medica”. E questo ini uno stato in cui il 77% dei residenti sostiene la legalizzazione della cannabis per scopi medici.
Lo scorso luglio, il gruppo di attivisti Nebraskans for Medical Marijuana (NMM) ha raccolto firme più che sufficienti per presentare un disegno di legge sull’erba medica da includere nel voto elettorale di novembre.
Poi, il 28 agosto, il Segretario di Stato lo ha reso ufficiale.
Tre giorni dopo, tuttavia, lo sceriffo Terry Wagner ha intentato una causa per bloccare la misura, sostenendo che oltrepassa i confini costituzionali coprendo troppi argomenti per una singola iniziativa. Un tribunale statale inizialmente ha respinto la sua causa. Ieri, invece, ha vinto lo sceriffo “No-Pot”.
La Corte Suprema del Nebraska ha dichiarato di essere d’accordo con lo sceriffo Wagner, un uomo che mette le persone in prigione per possesso e uso di cannabis. Con solo due giudici dissenzienti.

Cannabis Sativa L, riconosciuto lo status di pianta officinale

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Il decreto Mipaaf del 23 luglio 2020 menziona la “canapa sativa infiorescenza” a usi estrattivi tra le piante officinali assicurabili al mercato agevolato o ai fondi di mutualizzazione 2020
Anche in Africa vogliono darsi alla marijuana

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Secondo l’analisi di Grand View Research il business a livello globale per la a coltivazione della cannabis legale vale quasi 18 miliardi di dollari. Così molti governi vedono i proventi derivanti dalla tassazione di queste attività come una ghiotta opportunità . Uno scenario che sta spingendo molti Paesi africani a pianificare investimenti nel settore di Elena Montobbio

3′ di lettura

Bassi costi di produzione e distese di terre fertili fanno dell’Africa il luogo ideale per la coltivazione della cannabis legale, un business che a livello globale vale quasi 18 miliardi di dollari, secondo l’analisi di Grand View Research. Le stime, che si basano sulla liberalizzazione per usi terapeutici della marijuana in un numero sempre maggiore di Paesi nel mondo, parlano di un mercato che potrebbe valere 73,6 miliardi di dollari nel 2027. E mentre nel 2019 le maggiori richieste di importazioni arrivavano dal Nord America (seguito da Europa, Asia e infine Sud America), nei prossimi cinque anni ci si aspetta un’impennata della domanda europea.

Molti governi vedono i proventi derivanti dalla tassazione di queste attività come una ghiotta opportunità: il gettito fiscale totale raccolto dalla California grazie alla cannabis medica è stato di 345,2 milioni di dollari nel 2018. È questo lo scenario che sta spingendo molti Paesi africani a pianificare investimenti nel settore. In Etiopia, il ritrovamento di alcune pipe risalenti al XIV secolo ha dimostrato che, già a quell’epoca, la pianta veniva fumata e usata per scopi terapeutici. Sono stati i coloni bianchi e la Chiesa a condannarne l’uso, dichiarando illegale la produzione. Eppure qualcosa sta cambiando. La strada èstata aperta nel 2017 dal Regno del Lesotho, enclave del Sudafrica con condizioni climatiche ideali per la coltivazione della cannabis.

Il governo del premier Thomas Thabane ha firmato in questi anni accordi multimilionari con società canadesi che stanno investendo nel settore, e nel 2018 MG Health – il maggior produttore locale – si è aggiudicata un contratto che da solo vale 7,6 milioni di dollari. La cannabis potrebbe diventare la terza fonte di entrata per un Paese che, con i suoi proventi, vorrebbe finanziare alcune importanti riforme infrastrutturali. Sempre nel 2017, è entrato nel mercato anche lo Zimbabwe: grazie alla legge Dangerous Drugs – Production of Cannabis for Medicinal and Scientific Use Regulations, può rilasciare licenze quinquennali rinnovabili per la produzione e la vendita del prodotto. Nel dicembre 2019 è stato il turno dello Zambia. Il Parlamento malawiano ha dibattuto più a lungo sulla possibilità di legalizzare la cannabis.

La svolta è arrivata lo scorso 27 febbraio, quando alla coltivazione di canapa per la produzione di fibre vegetali, integratori alimentari, tinture, oli e cosmetici, si è aggiunta quella a scopo terapeutico. Il ministro per l’Agricoltura Kondwani Nakhumwa ha posto l’accento sulla necessità di creare un’autorità regolatrice che si occupi di licenze, stoccaggio, vendita e distribuzione. I pazienti autorizzati a consumare marijuana (con un basso tasso di Thc, la sostanza psicoattiva della pianta) dovranno farlo in presenza di poliziotti o ispettori; il consumo personale per scopo “ricreativo” rimarrà invece vietato.

Secondo Nakhumwa, la manovra può contribuire a diversificare l’economia e dare impulso alle esportazioni del Paese, rallentate in seguito alla crisi dell’industria del tabacco.L’ultimo Stato africano ad aver visto in questa produzione una possibilità di guadagno (secondo Prohibition Partners, società di consulenza di Londra, il mercato nel continente potrebbe valere 7,1 miliardi di dollari nel 2023) è l’Uganda, pronto a sfruttare le opportunità di esportazione in Paesi sempre più alla ricerca di cannabis a basso costo.

Il primo carico da 250 chili ha lasciato Kampala alla volta di Tel Aviv lo scorso aprile, grazie alla partnership tra Industrial Hemp e Together Pharma. Il ministero della Salute ha stilato un protocollo rigido per le aziende che vorranno entrare in questo business: tra l’altro, sono richieste garanzie bancarie solide e fondi milionari per dare il via all’attività e vengono vietate le coltivazioni vicino a scuole e ospedali.

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